Facciamo chiarezza sulle padelle antiaderenti. Ecco dove sta la verità...

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Categoria: Il manuale delle pentole
25 aprile 0 commenti
Padelle antiaderenti si o no? Questo è un argomento che fa ancora discutere. Capita molto comunemente di sentir parlare dei presunti effetti nocivi che le padelle antiaderenti possono causare….Vuoi sapere dove sta la verità?

Le principali aziende italiane produttrici di pentole antiaderenti hanno deciso di dare in mano alla scienza il compito di trovare una sentenza definitiva in merito ad una questione ancora molto discussa.

Chiarire per sempre roumors e dubbi che da tempo girano attorno all’utilizzo dei rivestimenti antiaderenti in cucina.

Tutto, infatti, nasce da una gran confusione generata dai media.

Iniziamo dunque a fare un po' di chiarezza.

Le sostanze fondamentalmente in gioco, quando si parla di padelle antiaderenti, sono due: il PFOA, sigla che sta per Acido perfluoroottanoico, e il PTFE, o Teflon®, ovvero Politetrafluoroetilene.

Il primo è un acido impiegato in numerosi materiali utilizzati per rivestire i prodotti destinati all'uso in cucina, ma non resistente alle alte temperature, il secondo è invece un materiale chimico che gode della proprietà di presentare un'ottima sopportazione del calore.

La differenza tra PFOA e PTFE sta appunto nella loro resistenza al calore.

Il PFOA diviene instabile alle alte temperature (condizione normale per le padelle), rilasciando elementi tossici, ad esempio, per la tiroide. Da qui il fatto che le padelle antiaderenti realizzate con il PFOA sono considerate nocive.

Il PTFE è, invece, un rivestimento assolutamente atossico e sicuro, per conferire agli utensili le proprietà di antiaderenza.

Per questo, nel 2006, l’Agenzia per la Protezione Ambientale Statunitense (EPA) chiese agli otto principali produttori mondiali di fluoropolimeri di aderire volontariamente ad un programma di riduzione delle emissioni di PFOA (-95% entro il 2010 e totale eliminazione entro il 2015).

Nel riportare la notizia, però, alcuni mezzi di informazione scambiarono il PFOA con il PTFE.

Da qui, la confusione.

L’EPA stessa non ha mai messo in dubbio la sicurezza degli utensili antiaderenti realizzati con il PTFE che, al contrario, possono essere usati con tranquillità.

Il PTFE, come abbiamo detto, è infatti un materiale chimico che gode della proprietà di presentare un'ottima resistenza alle alte temperature (si intende oltre i 200°C) e che viene comunemente impiegato per le sue proprietà antiaderenti, in ambito di prodotti per la cucina. 

È importante segnalare anche che i maggiori organismi di controllo a livello italiano, europeo e americano hanno dichiarato che questo materiale può essere adottato in tutta tranquillità.

Di recente, l'Università di Modena e il Dipartimento di Chimica della Scuola Normale Superiore di Pisa ne hanno dimostrato la non nocività. 

Dunque non sono le padelle antiaderenti ad essere nocive, ma il vecchio rivestimento (PFOA), ormai pressoché inutilizzato.

Oggi le padelle antiaderenti, non solo sono sicure, ma godono anche di una serie di vantaggi.

Ad esempio, le padelle antiaderenti diminuiscono sensibilmente il rischio di bruciare gli alimenti e consentono di ridurre la quantità di olio e grassi utilizzati nelle normali operazioni di cottura. Dunque, viene da se una risposta più che positiva: le padelle antiaderenti (realizzate in PTFE) sono sicure per la salute e per l’ambiente.

In quest’ultimo caso, infatti, ci piace ricordare che le padelle antiaderenti richiedono una minor quantità di acqua e detersivo per essere lavate.

E in caso di graffio?

Gli studi scientifici hanno dimostrato che gli eventuali frammenti di PTFE ingeriti con il cibo, a causa di un rivestimento non più in perfetta forma, sono trattati dal nostro intestino al pari delle fibre vegetali, quindi espulse in tutta tranquillità senza creare accumuli o depositi.

Chiaramente, quando notate che il rivestimento inizia a deteriorarsi, valutate voi stessi se sia giunto il momento di cambiare la padella a favore di una più nuova.

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